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Nella
pianta di Parma a volo duccello
incisa da Paolo Ponzoni nel 1572, si apprende che attorno alla metà
del Cinquecento sorse nellarea delledificio una fabbrica omogenea
con la facciata in Via Cairoli e il lato che occupava metà della
facciata attuale. Nel 1600 la parte delledificio adibita a dimora
era quella che gravitava sullala Est; inizialmente in questa sezione
preesistevano due porticati: uno sullala verso il cortile , laltro
sullala Sud che dava sullandrone. Con il progetto del nuovo
ingresso, il peso del porticato esistente ad Est viene riequilibrato con
laggiunta dei portici a Sud, mentre quello a Sud viene chiuso per
ragioni di simmetria. Il cortile inizialmente constava di un portico ad
undici campate rette da colonne e da pilastri da cui si dipartiva la scala
per il piano superiore. Oggi ne restano due colonne ioniche, il profilo
di cinque arcate e due colonnette del soprastante loggiato.Lesigenza
di grandezza e di falso spazio viene risolta costruendo un secondo cortile
in asse con quello principale e un fondale prospettico dellArdenghi
ancora oggi esistente ma nascosto da un parato protettivo. Con il ridisegno
planimetrico anche larchitettura prospiciente sente
lesigenza di adeguarsi a questo grande spazio.
Lo
scalone daccesso, del 1787, occupa architettonicamente il primo
posto per la sua ampiezza e armoniosità di linee, e a questo scalone
neoclassico si contrappone il salone di rappresentanza che fu ideato,
nel 1787, dallarchitetto
francese Etienne dAntoine.
Quindi
fu larchitetto Angelo Rasori a edificare sulla fine Settecento il
nuovo palazzo. La fronte presenta al centro
un corpo leggermente avanzato da cui si protende, come pronao, il portale
dingresso con colonne dordine dorico.
La parte centrale si conclude con un fastigio a balaustra ricco di statue.
Latrio si presenta ambiguo mantenendosi in bilico tra i caratteri
di un esterno e quelli di un interno.
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