Fulvia de Luise, In principio era il dialogo? Dilemmi antichi e pra­ti­che efficaci [In the beginning was the dialogue? Ancient dilemmas and good practices]


Il saggio si propone di mostrare la compresenza di aspetti collaborativi e com­petitivi all’interno della pratica del dialogo. Risalendo al di qua dell’e­sem­pio di Socrate, cui si riconosce in qual­che modo l’invenzione di una ‘tec­nica’ del confronto tra interlocutori interessati alla ricerca della verità, l’au­trice intende mostrare le radici conflittuali della forma-dialogo e le im­pli­cazioni meno rassicuranti della dialettica discorsiva. Il tema del dialogo indica certo l’emergere di una possibilità evolutiva nel cammino politico del­la civiltà: dalle passioni distruttive degli eroi omerici all’impegno a per­fe­zionare se stessi esponendosi a un pacifico confronto. Senza dimenticare, pe­rò, che la natura dell’uomo si rispecchia in molti animali diversi e che il dia­logo con lupi e sparvieri resta difficile.

The paper aims at showing the coexistence of competitive and collaborative aspects within the practice of dialogue. Going back to the time before the example of Socrates (who is recognized somehow as the inventor of a ‘tech­nique’ of comparison between interlocutors interested in the search for truth), the author intends to show that the ‘dialogue form’ has its roots in conflict and has implications not very reassuring in the dialectic of speech. The theme of the dialogue indicates the rise of a certain evolvability in the po­litical path of civilization: starting from the destructive passions of Ome­ric heroes, to reach the commitment to perfect themselves through peaceful confrontation. Provided you do not forget that man’s nature is reflected in ma­ny different animals, and that the dialogue with wolves and hawks re­mains difficult.



Donatella Bramanti, Il cohousing. Tra solidarietà e strategie di riduzione della complessità [The cohousing, between solidarity and complexity re­duc­tion strategies]


Il termine cohousing è utilizzato, a livello internazionale, per indicare le for­me di co-abitazione che rispondono essenzialmente a strategie di tipo elet­tivo da parte di nuclei familiari e/o singoli che decidono di stabilire la propria residenza stabile in strutture abitative pensate per offrire ol­tre che spa­zi di vita privati anche luoghi di condivisione. Diverse sono le forme e, an­cor più, i significati, che a questo particolare tipo di convivenza le per­so­ne attribuiscono: so­li­da­rietà, scambievolezza, comunità di vita. Il con­tri­bu­to propone una piccola ricognizione dei prin­cipali modelli presenti oggi in Italia.


The term cohousing is internationally used to identify forms of co­ha­bi­ta­tion. This corresponds mainly to elective strategies used by families and/or individuals who decide to reside permanently in housing facilities designed to offer both private and shared places. People give different meanings to this type of cohabitation: solidarity, reciprocity and community life. This pa­per proposes a brief overview on the main models of cohousing found in Italy today.



Maura Franchi, Social network: risorse per la collaborazione? [Social networks: resources for collaboration?]


Possiamo ipotizzare che le reti sociali sollecitino nuove forme di colla­borazione tra gli individui? Di che natura è la collaborazione che si realizza nelle reti? Il web 2.0 cambia ra­di­calmente il modo in cui gli individui ac­ce­dono alle risorse informative, per la facilità del­l’accesso alle stesse, la ve­lo­cità, la pluralità delle fonti, ma soprattutto per il loro crescente in­treccio con gli scambi interpersonali. Il filtro soggettivo carica ogni informazione di un forte con­tenuto emotivo, ne stabilisce una particolare verità, quella, ap­punto, attribuita al messaggio dal soggetto che lo utilizza. La testi­mo­nianza in prima persona diventa la chiave attorno a cui si organizzano le in­for­mazioni. Partendo dall’analisi delle pagine create su Facebook nella fase successiva ad un evento traumatico come il terremoto, argomentiamo come la collaborazione nelle reti si realizzi a partire dalla condivisione emotiva del­l’esperienza e dal peculiare intreccio tra informazione e comunicazione.


Does communicating something lead to some form of sharing with others about what was communicated? Can communication establish collaborative links? Web 2.0 makes a virtually unlimited quantity of knowledge and con­tacts available with extreme ease. Communicating means sharing and buil­ding shared values. Each form of communication is inherently dialogical, it authorizes reciprocity, promotes sharing, opens the way to various forms of exchange. The article debates the particular nature of capital channeled from social networks, on the basis of a research on the Facebook pages cre­a­ted after the earthquake in May 2012 in Emilia-Romagna. In the context of particular risk and insecurity, like earthquakes, social networks are able to provide tangible and intangible resources to cope with uncertainty.



Anna Angelucci, La scuola di tutti e per ognuno. Meritocrazia selettiva e co­operazione inclusiva [All school for everyone. Selective meritocracy and inclusive cooperation]


La cooperazione appare, sia da un punto di vista biologico sia da un punto di vista culturale, come una modalità comportamentale che gli esseri umani han­no sviluppato per garantirsi van­tag­gi evoluzionistici di tipo individuale e/o sociale. Anche nell’attività pedagogica e formativa, l’approccio coo­pe­ra­tivo, centrato sulla costante valorizzazione dei processi di apprendimento nel percorso d’istruzione, costituisce la scelta privilegiata dai docenti ita­lia­ni, nelle scuole di ogni ordine e grado. Tuttavia, negli ultimi anni, con l’i­sti­tuzione di un sistema di valutazione na­zionale (Invalsi), il Miur sta in­tro­du­cendo nuove forme di competizione tra docenti, studenti, clas­si e scuole, adottando modelli anglosassoni basati sul paradigma della meritocrazia mi­su­rata at­traverso test standardizzati. Forme di competizione che favori­sco­no la diffusione di com­por­tamenti opportunistici e individualistici e che im­pe­discono la realizzazione del fine ultimo del­l’istruzione e della cono­scen­za: l’emancipazione da condizioni di partenza svantaggiose o inique e l’ac­qui­sizione di un ventaglio di capacità soggettivamente significativo per for­mulare e realizzare il nostro progetto di vita.


Cooperation appears, both from a biological point of view and from a cul­tu­ral point of view, as a mode of behavior that humans have developed to en­sure evolutionary advantages of such individual and/or social. Even in the activity and pedagogical training, the cooperative approach, centered on the constant improvement of the learning process in the course of in­struc­tion, is the preferred choice by italian teachers in schools of all levels. How­ever, in recent years, with the establishment of a national assessment system (Invalsi) the Ministry of Education is introducing new forms of com­petition between teachers, students, classes and schools, with the adop­tion of anglo-saxon models based on the paradigm of meritocracy measured by standardized tests. Forms of competition favoring the spread of op­por­tu­nistic behavior and individualistic and that prevent the realization of the ul­ti­mate goal of education and knowledge: the emancipation from unfair or un­favorable starting conditions and the acquisition of a range of subjec­ti­ve­ly significant capabilities to formulate and implement our plan of life.

Luisa Brunori, con la collaborazione di Carmen Di Benedetto, Il mi­cro­cre­dito [Microcredit]


Cooperazione e competizione sembrano comporre un dualismo di difficile coe­sistenza. Tuttavia, l’intreccio tra il pensiero gruppoanalitico e il micro­cre­dito modello Grameen pare riesca a superare questa prospettiva. In que­sto articolo proponiamo una discussione focalizzata sulla cooperazione e sul­la competizione intese come due bisogni; due diversi modi di stare nelle relazioni umane. Il gruppo è il protagonista principale di questo dibattito in­teso nella sua iden­tità di generatore di beni relazionali teoricamente infiniti. Altro punto centrale in questa di­scus­sione è il significato relazionale della parola oikos nomos (la «regola della casa»), l’e­spressione greca da cui de­ri­va la parola «economia». Questo ci porta all’idea di un sistema di con­di­vi­sio­ne che nasce dalla famiglia per estendersi alla comunità e alla società più vasta.


Cooperation and competition difficult to coexist! However, the inter­twi­ning between group analytic thinking and Microcredit Grameen Model seems to overcome this difficulty. In this paper we propose a discussion fo­cu­sing on cooperation and competition meant to correspond to two human needs; two different ways of being in human relationships. Group is the main subject of this debate in its quality to be a producer of theoretically in­finite relational goods both rival and cooperative. Another central topic in this discussion is the relational meaning of oikos nomos, the «management of the family home», the greek expression from which the word «econo­my» ori­ginates. This takes us to the idea of a system where coexistence and sha­ring are part of everyday life of the family that expands towards the com­mu­nity and the society at large.



Loïc Wacquant, La regolazione punitiva della povertà nell’epoca neo­li­be­rale [Punitive regulation of poverty in the neo-liberal era]


L’articolo, che sintetizza le tesi esposte in Punishing the Poor, tenta di ela­bo­rare una teoria del­lo Stato all’epoca del neoliberismo. Secondo l’autore, le politiche economiche restrittive ba­sate sullo sfruttamento del lavoro de­qua­lificato e sullo sgretolamento delle acquisizioni so­ciali, da un lato, e la svol­ta securitaria e penitenziaria nella gestione della criminalità, dall’altro, rap­­presentano le due facce della stessa medaglia. Quel che ne emerge è una vi­sione sommamente con­traddittoria dello Stato: decisamente liberale in se­de economica e tollerante verso le élite; pro­fondamente attivo e violento in ambito giuridico e nei confronti degli ultimi.


The article, which summarizes the arguments exposed in Punishing the Poor, attempts to develop a theory of the State at the time of neoliberalism. Ac­cording to the author, the restrictive economic policies based on the ex­ploi­tation of disqualified labor and on crumbling social acquisitions, on the one hand, and the prison management of crime, on the other hand, re­pre­sent the two sides of the same coin. What emerges is a highly contradictory vision: decidedly liberal State economically and tolerant towards elites; deeply violent and active in legal and towards the cast-off.


Vulca Fidolini, Pensare l’individuo nel Sud. Da attore empirico a sog­getto morale [Think the individual in the South. From empirical actor to moral subject]


Il campo di studio della modernità si caratterizza come luogo di evidenza e af­fermazione sto­ri­ca della questione dell’individuo. Le scienze sociali ne han­no interpretato gli sviluppi in re­la­zione esclusiva alle grandi categorie ana­litiche del pensiero euro-occidentale, consolidandone la discussione in un contesto culturale ‘bloccato’. Un’analisi sociologica sulla costruzione del­­la giovinezza nella riva sud mediterranea, e in particolare sui giovani adul­ti dei centri ur­bani del Marocco, offre l’occasione per ripensare il para­digma interpretativo della modernità e il significato di individuo indi­vi­dua­liz­zato alla luce di nuove traiettorie di mutamento sociale. Una prospettiva di studio che si colloca nell’attualità del dibattito sociologico volto a rico­no­scere l’esistenza di differenti forme di costruzione moderna del soggetto nel panorama culturale del Sud globale.


Western sociological thought has conceived individuals as a product of mo­dernity. The individual category is at the core of the transition from the tra­di­tional social order to the modern one. Taking as a subject of analysis a set of sociological studies about the condition of young adults living in urban areas in Morocco, we investigate their transition to adulthood as a strategy of individualisation. The question is: how do we think about individual ca­te­gory in a society where modernisation processes taking different paths to pro­duce social change – as compared to occidental dynamics? The mo­roc­can young adult becomes an example of a distinctive way of being an in­di­vidual-in-society by linking together traditional legacy and modern ne­ces­si­ties.

Luca Scafoglio, Il sogno e la storia. Note sulla ricezione freudiana in Hork­heimer e Adorno [Dream and history. Notes on Freudian reception in Horkheimer and Adorno]


Lo studio esamina come nella riflessione adorniana venga delineandosi, at­traverso un confronto serrato con Horkheimer e con Benjamin, e nella du­pli­ce presa di distanza, tanto dal naturalismo implicito nella psicologia ma­te­rialistico-sociale proposta dalla ‘sinistra’ freudiana (da Reich e Fromm al­lo stesso Horkheimer), quanto dai teorici del rispecchiamento onirico e del­l’in­conscio collettivo (da Jung a Klages), una linea di ricerca che pone in que­stione lo statuto della psi­co­analisi in quanto disciplina e interroga la co­stituzione storico-sociale del suo campo epi­ste­mico. Si chiarisce così come la concettualità freudiana restituisca la crisi dell’individuo mo­derno e rap­pre­senti al tempo stesso il tentativo di riproporne la persistenza.


In rejecting – in the course of relevant controversies with Max Horkheimer and Walter Benjamin – both the naturalism of the materialistic social psy–cho­logy proposed by the ‘Freudian Left’ (from Reich and Fromm to Hork­hei­mer himself) and the theories of oneiric reflection and collective un­con­scious (as developed by Jung and Klages), Theodor Adorno comes to call the theoretical status of psychoanalysis as a particular scientific discipline into question and to discuss the social-historical constitution of its object-mat­ter. In the light of the examination provided by the Frankfurt authors, freudian theory appears as reflecting the crisis of the individual in late mo­der­nity and attempting to restore its persistence.


Stéphane Haber, Honneth: un’interpretazione critica del capitalismo con­temporaneo [Honneth: a critical interpretation of contemporary ca­pi­ta­lism]


Nel suo recente libro Das Recht der Freiheit, Axel Honneth propone un’in­ter­pretazione critica del neocapitalismo – risultato di una patologica evo­lu­zione di un fenomeno, in sé, normale e persino positivo: la predominanza dei meccanismi di mercato nella sfera del lavoro e della pro­duzione. Per Hon­neth, il mercato non solo è economicamente efficiente, ma permette an­che l’e­mergere di forme di riconoscimento originali e insostituibili. Cio­no­nostante, queste forme possono facilmente corrompersi se la relazione fra i par­tner dello scambio diventa troppo squi­librata, come avviene nel neo­ca­pi­talismo. L’articolo propone una valutazione critica di que­sta interpretazione storica.


In his recent book, Das Recht der Freiheit, Axel Honneth proposes a cri­ti­cal interpretation of neocapitalism. It would be the result of a pathological evo­lution of a phenomenon in itself normal, and even positive: the pre­do­mi­nance of market mechanisms in production and work. For Honneth, mar­ket is not only economically efficient; it also allows the emergence of ori­gi­nal, irreplaceable forms of intersubjective recognition. However, these forms can easily be corrupted when the relationship between the exchange partners becomes too unbalanced. This is what characterizes neocapitalism according to the philosopher. The article offers a critical assessment of this historical interpretation.