L’aristocrazia degli Uguali [Aristocracy and Equality]
Roberto Escobar

Il saggio propone di coniugare due termini all’apparenza difficilmente con­ci­liabili, ‘eguaglianza’ e ‘aristocrazia’, a partire da due possibili e distinti si­gni­ficati dell’eguaglianza: come so­vrap­po­nibilità (di atteggiamenti, com­por­ta­men­ti, opinioni) che ha generato e genera totalitarismi, e come comunanza generale all’origine di molteplici differenze, ovvero di identità com­misurantisi che con­vi­vono sotto il segno della relazione reciproca. Gli eguali in questo secondo sen­so di­ven­gono aristocratici, cioè ottimi, nel mo­mento in cui decidono di ren­dersi, ciascuno, ‘signore con­sapevole’ della pro­pria biografia, e con ciò solidale con ogni altra storia personale, ri­spet­toso e partecipe della sua differenza.

This paper proposes to settle the apparently opposite concepts of equality and aristocracy, starting from two different meanings of equality. Equality can be in­tended either as overlapping of behaviours and opinions or as a common ba­sis from which many distinctions can originate. If the former concept risks to ge­nerate totalitarianisms, the latter becomes the place where different identities can relate to each other and live together. The ‘equals’ in this sense correspond to the aristocrats (‘the best ones’), because they are the ones who consciously choo­se to govern their own life and to live in solidarity with other personal his­tories, respecting and sharing reciprocal differences.

Individualismo, socialismo, modernità [Individualism, Socialism, Mo­der­­nity]
Stefano Petrucciani

La prima parte del saggio si sofferma sul conflitto e sulle possibili con­ver­genze tra il concetto di individualismo e quello di socialismo: sebbene sia­no stati spesso pensati in contraddizione, in­dividualismo e socialismo pos­so­no anche essere visti come due concetti sinergici e com­ple­mentari. Ciò è pos­sibile se si assume la validità della tesi, sostenuta da autori come Guyau e Kropotkin, secondo la quale nell’autentico sviluppo dell’individuo non c’è posto per la so­praf­fazione ai danni dell’altro. La seconda parte del­l’ar­ticolo si sofferma sul rapporto fra in­dividualismo e modernità, mostrando co­me la modernità sia stata intesa sia come l’epoca della in­divi­dua­liz­za­zio­ne, sia come il tempo della omologazione massificante; e si conclude con l’i­dea che la nostra epoca sia caratterizzata piuttosto da molte forme di pseu­do-individualismo.

The first part of the essay revolves around the conflict and the possible con­vergence between the concept of individualism and the one of socialism: al­though often thought of as contradictory to each other, individualism and so­cialism can be also considered as complementary concepts. This be­comes possible if we adopt the thesis, supported by authors like Guyan and Kropoktin, according to which the very development of the individual is in­compatible with treating others with disrespect. The second part of the es­say focuses on the relationship between individualism and modernity, try­ing to show how modernity has been understood both as an age of in­di­vi­dualization and as an age of standardization. The conclusion is that our age is rather characterized by many forms of pseudo-individualism.

Individualizzazione, individualismi e ricomposizione sociale [Indivi­dua­li­za­tion, Individualism and Social Recomposition]
Loredana Sciolla

L’articolo cerca di rispondere a questo interrogativo: quali sono le con­se­guenze del processo di individualizzazione sui legami sociali e sulla soli­da­rietà? Esso porta, come alcuni autori han­no recentemente sostenuto, alla di­sgregazione sociale, alla ‘fine della società’, o possono es­sere rintracciate nuo­ve forme di ricomposizione sociale? Il soggetto ‘individualizzato’ è quin­di un soggetto liberato e isolato nello stesso tempo, che è divenuto il per­no dei destini del mondo? L’articolo sostiene una tesi diversa. Esso met­te in luce alcuni caratteri della tra­sformazione attuale che delineano varie for­me di individualismo: individualismi sociali e a­so­ciali. Si cerca di mo­strare che nuove forme di regolazione sociale stanno emergendo o­vun­que nel mondo globale.

The article tries to answer this question: What are the consequences of the pro­cess of individualization on social ties and solidarity? It, as some au­thors have recently argued, leads to social disintegration, the ‘end of so­ciety’, or new forms of social recomposition can be identified? The ‘in­di­vi­dua­lized’ subject is thus a free agent and isolated at the same time, which has become the pivot of the destinies of the world? The paper argues a dif­ferent view. It highlights several characteristics of contemporary social trans­formation that delineate different forms of individualism: social and asocial individualisms. It will try to show that new forms of social regu­lation are emerging everywhere in the global world.

Le basi neurofisiologiche dell’intersoggettività [Neural Basis of Inter­su­bjectivity]
Vittorio Gallese

Il saggio offre una ricostruzione sintetica delle più recenti acquisizioni del­le neuroscienze cognitive con l’intento di sollecitare lo sviluppo di un ap­proc­cio multidisciplinare e aperto a uno dei problemi filosofici per ec­cel­lenza: chi siamo? La scoperta della base neurale condivisa – i neuroni spec­chio – che si attiva in ciascuno di noi sia quando siamo attori sia quando sia­mo testimoni di esperienze analoghe, e del fatto che la sua attivazione non è mai identica ma mo­du­lata sulla unicità di ogni essere umano, costi­tuisce una fertile base di dialogo con le discipline psi­cologiche e con quelle riflessioni filosofiche – come la fenomenologia e la teoria del de­si­derio mi­metico – che danno risalto alla radice intercorporea dell’intersoggettività e della relazione.

This paper gives a brief summary of the most recent advances of cognitive neuroscience, in order to promote a multidisciplinary approach addressing one of the most ancient philosophical questions: who are we? The dis­cove­ry of a common neural basis – mirror neurons – can be very useful: mirror neurons are in fact activated both when we live an experience as witnesses and as protagonists. Their activation is never identical but shaped in a dif­ferent way for every person, and this fact constitutes a possible starting point in the dialogue with psychology and some areas of philosophy (as phenomenology and mimetic desire). Both these disciplines in fact stress the bodily roots of intersubjectivity and human relationship.

Cura degli altri e cura di sé nelle relazioni familiari [Others Care and Self Care in Family Relations]
Silvia Vegetti Finzi

Il rapporto individuo-solidarietà viene qui affrontato nell’ambito delle relazioni familiari. In que­sto contesto l’‘individuo’ si rivela un’ astrazione. A lungo ogni nuovo nato è assolutamente di­pendente dagli altri. La consa­pevolezza stessa di essere unici e irripetibili deriva dalla madre, dal­la sua donazione di soggettività e di senso. Tuttavia nella nostra società, egoista e com­petitiva, la dipendenza e la gratitudine sono negate a favore dell’au­to­nomia. La presunzione di bastare a se stessi impedisce di provare com­pas­sione, un’attitudine pre-morale che trova un paradigma ef­ficace nella re­sponsabilità materna, espressione di un sentimento di giustizia che vale la pe­na d’interrogare.

The connection between individuals and solidarity ties is discussed in the field of family relations. In this context, the ‘individual’ appears to be a me­re abstraction. Over a long term, any newborn baby is absolutely de­pen­dent on other members of family. Even the consciousness of being unique and unrepeatable comes from one’s mother, acting as a source of a mea­ning­ful subjectivity . However, in our society, selfish and competitive as it is, both dependence and gratefulness come to be denied in favour of a claim to personal autonomy. The conceit to be self-sufficient prevents the fee­ling of compassion, a pre-moral attitude that finds its effective paradigm in the mother’s responsibility. It expresses a sentiment of justice that calls for a reflexion.

Individualismo senza libertà. Un approccio pragmatico al dominio [Indi­vi­dualism Without Freedom. A Pragmatic Approach to Dominance]
Luc Boltanski

La questione delle istituzioni viene affrontata acco­gliendo gli apporti della sociologia pragmatica e delle sue analisi del­l’azione in situazione, ma an­che riprendendo il tema del dominio. Le isti­tuzioni vengono concepite co­me le condizioni necessarie per stabilire un ac­cordo tra soggetti dotati di pun­ti di vista situati e inevitabilmente diver­genti. Ma le stesse regole me­diante cui le istituzioni assicurano la possibilità dell’accordo, sono al con­tempo fonti di frammentazione, cioè di dominio: le istituzioni legittimano criteri e norme che ‘ordinano’ attra­verso l’isolamento e la separazione degli individui. I quali possono ri­spon­de­re in maniera efficace solo collet­tiva­men­te, organizzandosi in ‘classi’ e sfi­dando l’ordine co­stituito mediante spe­cifiche ‘prove’ critiche. Da questa con­cezione del dominio segue che non esiste una vera e propria ‘classe’ do­minante, poiché i ‘dominanti’ sono co­lo­ro che non han­no necessità di strut­turarsi in classe e sono uniti soltanto da legami di riconoscimento taciti.

The discussion about institutions is carried out with the help of pragmatic sociology, focusing in particular on the analysis of situation, ac­tion and the topic of dominance. Institutions are regarded as neces­sary con­di­tions to reach an agreement between subjects with different and con­flicting points of view. But the rules used by the institutions to reach the agree­ment are at the same time a source of fragmentation and do­minance. Institutions allow ‘commanding’ norms and criteria which favour the iso­la­tion and se­paration of individuals. These individuals can react ef­fec­tively only in a col­lective way, organizing themselves in ‘classes’ and defying the sta­tus quo through specific forms of criticism. This conception of domi­nan­ce shows that there is no such thing as a dominant class, since dominants don’t need to build a class because they are already tied by a ta­cit ack­now­ledgment.

La scommessa democratica e l’individualismo contemporaneo [De­mo­cratic Challenge and Contemporary Individualism]
Philippe Corcuff

Il saggio, nato da una conferenza sul tema della democrazia organizzata da “Attac”, è una trat­­­­ta­zione della questione dei processi di indivi­dualiz­za­zione e disindividualizzazione in re­lazione all’impegno politico che ri­per­corre la produzione sociologica recente e attraversa le a­nalisi di autori co­me Norbert Elias, Jacques Derrida e Michel Foucault. Particolare at­ten­zio­ne è rivolta al problema dei presupposti impliciti operanti nell’analisi so­ciologica e a quanto da es­si deriva sul piano valutativo. L’autore, che pro­pone un recupero critico della nozione di in­dividualità, mette in guardia da un lato rispetto a una considerazione atemporale delle ca­tegorie so­cio­lo­giche e politiche, dall’altro rispetto alle riduzioni semplificanti del­l’in­divi­dualismo di cui sottolinea invece l’irriducibile complessità.

This paper comes from a conference organized by “Attac” on the topic of de­mocracy and it focuses on the processes of individualization and de-in­dividualization with respect to politics and society. The article critically ana­lyzes the work of Norbert Elias, Jacques Derrida and Michel Foucault on this topic. In particular it discusses the problem of the implicit pre­sup­positions at work in the sociological analysis, and the important con­sequences they bear in terms of evaluative considerations. The author pro­poses a recovery of the concept of individuality, warning us against two pos­sible risks: regarding social and political categories as eternal, and over­simplifying the concept of individualism, which is instead extremely com­plex.

Utopia e democrazia [Utopia and Democracy]
Miguel Abensour

Il saggio propone un’ipotesi in controtendenza rispetto alla convinzione or­mai diffusa che u­topia e democrazia siano divenute, storicamente, anti­no­miche: nella modernità utopia e demo­crazia sarebbero invece due forze e due impulsi indissociabili del movimento di emancipazione. Se, dunque, è in­giusto e sbagliato considerare la democrazia come essenzialmente bor­ghese, è iniquo appiattire le molteplici forme e tradizioni utopiche sul­l’at­tribuzione di uno spirito e di un gesto totalitario all’utopia. Interrogando e ascoltando voci che in tempi e con intonazioni dif­ferenti ci parlano dell’una e dell’altra (Leroux, Lefort, Buber, Lévinas), si delinea piuttosto un’affinità pro­fonda tra utopia e democrazia, entrambe rapporti con l’irriducibilità del­l’elemento umano, entrambe figure del non-luogo che si misurano con l’e­nigma della storia.

The essay proposes a hypothesis that seems to contradict the traditional op­position between utopia and democracy. Modernity instead is able to see utopia and democracy as two deeply related forces, which become ne­ces­sary impulses of emancipation. If it’s wrong and unfair to regard demo­cracy as essentially ‘bourgeoisie’, it’s also unfair to see a totalitarian spirit in every utopian form and tradition. Inquiring and listening to different voi­ces about the two concepts (Leroux, Lefort, Buber, Lévinas), we can finally see the deep connection between utopia and democracy. Both utopia and democracy are in fact related to the irreducible nature of man, they both share the idea of “non-place” and the connection with the riddle of history.