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Marco Deriu, Immaginare l’impensato. Sguardi incrociati sulla democrazia [Imagining the unthought. Crossed views on democracy]
L’autore propone una mappa delle rappresentazioni della democrazia che non ricalca le suddivisioni delle scuole politiche tradizionali ma che cerca piuttosto di cogliere al di là dei fondamenti ideologici la specifica posizione epistemologica e psicologica assunta dall’osservatore nei confronti della democrazia e dei regimi esistenti. Emergono dunque dieci possibili rappresentazioni della democrazia che possiamo suddividere in tre macroapprocci: un approccio statico che comprende un filone apologetico e un filone di disincanto; un approccio conflittuale che comprende un filone spirituale, un filone critico e un filone agonistico; un approccio dinamico che comprende un filone evolutivo, un filone involutivo, un filone di radicalizzazione, un filone di trasformazione, un filone di oltrepassamento. La proposta è dunque quella di incrociare gli sguardi e integrare, soppesandoli uno per uno, questi diversi punti di vista, piuttosto che assumere unilateralmente uno di essi.
The author offers a map of the representations of democracy, which does not reproduce the subdivision of the traditional political schools; on the contrary, it tries to go beyond the ideological foundations and to catch the specific epistemological and psychological position assumed by the observer as regards democracy and the existent regimes. Therefore the article proposes ten possible representation of democracy, which can be subdivided into three macro approaches: a static approach, with an apologetic trend and a disenchanted one; an adversarial approach, with three different trends (spiritual, critical and competitive); a dynamic approach, with an evolutionary, an involutional, a radicalization, a transformation and an exceeding trend. The article suggests to cross the different views and to integrate all these perspectives, evaluating them carefully, instead of fully assuming only one of them.
Rino Genovese, Undici tesi sulla deformazione della democrazia [Eleven theories on democracy deformed]
L’impasse della democrazia, in Italia e altrove, si può descrivere come crisi della rappresentanza e come sua deriva populistica e plebiscitaria. Le undici tesi cercano di mettere a fuoco questa crisi, intendendola come un problema di deformazione cui la democrazia è sottoposta fin dalle sue origini, e opponendo ad essa, con il riferimento a un modello teorico non puramente procedurale, una concezione dinamica che veda la democrazia come base per una cittadinanza e una partecipazione in via di costante ampliamento e articolazione.
The impasse of democracy, in Italy and elsewhere, can be described as a crisis of political representation or as a drift towards populism and plebiscite democracy. The eleven theories of the paper try to focus on this crisis, considering it as an old problem of deformation affecting democracy from the beginning. Against this deformation, you can see democracy in a more dynamic way, as the basis for citizenship and political participation, continually growing in size and complexity. In order to do that, it would be important to look for a model of democracy not only based on practical know-how, but also theoretically consistent.
Jon Elster, La democrazia deliberativa [Deliberative democracy]
L’articolo esamina le qualità della democrazia deliberativa a partire dal riferimento a espressioni storiche di questa: nelle istituzioni ateniesi del quinto-quarto secolo a. C., nella Convenzione Federale statunitense del 1788, negli Stati Generali della Rivoluzione francese, in varie esperienze locali odierne. Stabiliti tre modelli di democrazia (diretta, rappresentativa, del sorteggio) e tre criteri per la deliberazione (moralità, causalità, probabilità), la questione da affrontare è se la forma deliberativa di democrazia sia un buon sistema politico. La risposta è sì, purché si verifichino tre condizioni: intensità della motivazione nei partecipanti, orientamento al bene pubblico della motivazione stessa, corretta informazione dei partecipanti. Ma si tratta di una conclusione ipotetica, che tiene conto della complessità e molteplicità dei fattori in gioco, e dunque del fatto che nessuna proprietà dei processi decisionali collettivi è desiderabile incondizionatamente.
The article reflects upon strengths of deliberative democracy from an historical point of view: beginning with Athens’ institutions (v-iv b. C.), passing through States-General during French Revolution and U. S. Federal Convention (1788), finally reaching today’s experience. Having established three different models of democracy (direct, representative, via random selection) and three criteria for the deliberative process (morality, causality, probability), the issue is whether deliberative democracy works well as a political system. We can surely say it does, although under some conditions: level of participants’ motivation, actions directed towards well-being and good information. Nevertheless, this is only a hypothetical conclusion: there’s no perfect deliberative process, because of the complexity and plurality of the factors at play.
Chiara Marchetti, Gli esclusi della democrazia. Gli immigrati e i confini della cittadinanza [Excluded by democracy. Immigrants and the borders of citizenship]
In questo articolo si interroga il nesso tra democrazia, cittadinanza e fenomeno migratorio indagando quali effetti può avere la presenza di milioni di persone prive della cittadinanza del paese in cui risiedono. In particolare, il saggio approfondisce il tema della cittadinanza concentrandosi sui processi di cittadinanza sostanziale, sulle pratiche condivise che costruiscono identità, sentimento di appartenenza e sistemi di solidarietà. Si rileva quindi che molti stranieri residenti si ‘comportano’ da cittadini anche quando non lo sono sulla carta e talvolta le stesse istituzioni si relazionano ad essi riconoscendo loro ‘frammenti’ di cittadinanza. D’altra parte, non sempre a un riconoscimento formale corrisponde un riconoscimento sostanziale. La combinazione di questi fattori non può che allargare le fila di chi è – o si sente – escluso dalla democrazia.
This article interrogates the nexus between democracy and citizenship, and migrations, investigating the effects of a large presence of millions of people without the citizenship of the country they live in. particularly, the article goes deepens the theme of citizenship, concentrating on the processes of substantial citizenship, on the shared practices building identity, feelings of belonging and solidarity systems. It points out that many foreign residents ‘behave’ as citizens even if formally they are not and sometimes the institutions relate to them acknowledging ‘fragments’ of citizenship. On the other side there is not always a direct correspondence between formal and substantial recognition. The combination of these factors pushes towards the enlargement of the number of people who are – or feel – excluded by democracy.
Giovanni Allegretti e Clemens Zobel, Spazi di partecipazione politica per immigrati. Un’opportunità sottostimata nel Portogallo post-coloniale [Immigrants and political participation: an underestimated opportunity in post-colonial Portugal]
Il saggio si propone di tracciare un bilancio del caso del Portogallo, dal 1996 uno dei pochi paesi dell’Unione Europea che nell’ambito del voto amministrativo (municipi e circoscrizioni) attribuisce il diritto al voto e all’eleggibilità ad alcuni cittadini extracomunitari, seppur con alcune limitazioni. Tenendo conto che nelle ultime tre tornate elettorali amministrative pochissimi stranieri sono risultati eletti nei consigli comunali, nelle giunte e nelle circoscrizioni, gli autori si interrogano sul grado di valorizzazione di cui ha goduto una simile innovazione legislativa, cercando di comprendere anche il punto di vista delle diverse comunità immigrate.
The article intends to take stock of Portugal’s experience about the immigrant vote in local elections (municipal and district government), allowed since 1996. Portugal is one of the few country in the European Union where immigrants have the right to vote and being elected as representatives, although some restrictions are applied. The authors reflect upon the real impact of this innovative decision, considering that in the last three elections only few immigrants have been elected as members of Community and District Councils.
Intervista a Maria Luisa Boccia e Ida Dominijanni, La violenza democratica. Le relazioni tra i sessi e l’eccedenza della politica [Democratic violence relations among sexes and the excess of politics]
Due studiose italiane riflettono sul rimosso, sul rovescio, della democrazia, ovvero su quella violenza democratica che riproduce continuamente forme di esclusione delle alterità. Si tratta di una violenza anzitutto simbolica e discorsiva che si fonda sulla neutralizzazione delle differenze, sulla cancellazione dei corpi, dei soggetti sessuati, e si traduce anche in una violenza materiale e fisica. Elemento cruciale di questa violenza è la cancellazione del rapporto madre-figli o del rapporto tra sorelle, ai quali non è riconosciuta una valenza politica. In questo modo la politica si inceppa ogni volta che le donne irrompono nello spazio pubblico con il loro senso delle relazioni, riproponendo una sessuazione della sfera politica. In un momento in cui è evidente una crisi dell’autorità maschile le due studiose mostrano come la libertà femminile pensata come libertà nella relazione ecceda lo stesso statuto democratico, cosicché ridurre la politica alla democrazia non significa fare un buon servizio alla politica ma nemmeno alla democrazia, che ha bisogno piuttosto di mantenere uno spazio sempre aperto verso l’impensato e l’imprevisto.
Two Italian feminist scholars reason on the repressed content, on the reverse of democracy, that is on the democratic violence which continuously reproduces forms of exclusion of the alterity. First of all, we deal with a symbolic and discursive violence, based on the neutralization of differences, on the annulment of the bodies, of the sexed subjects. This kind of violence can also become a material and physical violence. The crucial element of this violence is the annulment of the relation mother-children or of the relation among sisters, which are not acknowledged in their political value. In this way politics jams whenever women break into the public space together with their sense of the relations. In a time when the crisis of masculine authority is evident, the two feminists show how the freedom of women, thought as freedom in the relation, exceeds the democratic statute itself. Accordingly, when reducing politics to democracy, we are neither helping politics nor democracy, since it needs to keep a space always open to the unthought and the unforeseen events.
Ralph Waldo Ellison, La funzione democratica del romanzo americano [The novel as a function of American Democracy]
In questo saggio Ralph Ellison riflette sulla natura del romanzo e sullo stretto legame tra questa forma letteraria e la democrazia americana. La riflessione va a toccare alcuni temi di grande rilievo per la cultura statunitense: la delicata questione delle distinzioni sociali, il multiculturalismo, la ferita aperta dalla guerra civile, il rapporto con la letteratura europea e l’identità nazionale. In tale panorama sconfinato, Ellison si sofferma sul ruolo dei romanzieri, che a suo parere va molto oltre l’intrattenimento dei lettori: chi scrive deve essere capace di interpretare una società complessa, di creare attraverso l’immaginazione personaggi significativi per identità e valori. Ai romanzieri è affidata quindi una grande responsabilità: contribuire alla costruzione di «un’idea americana di America».
In this essay Ralph Ellison reflects upon the essence of the novel and the close relationship between this artistic form and American democracy. His reflection touches on some important topics of the American culture: the delicate issue of class lines, multiculturalism, the open wound of Civil War, the relationship with European literature and the issue of national identity. In this broad outlook, Ellison focuses on the role played by novelists, which goes beyond that of entertainers: a great writer should understand the complexity of reality and describe it through characters with identity and values. Therefore, the novelists should take charge of helping create «an American conception of America».
Chiara Bottici, La politica immaginale [The imaginal politics]
Lo scopo fondamentale di questo saggio è affrontare il nesso tra politica e immaginazione per mezzo del concetto di immaginale, inteso come ciò che è fatto di immagini. La strategia è quella di aggredire l’intreccio di politica e immaginale attraverso un duplice movimento, dal concetto di immaginale a quello di politica e viceversa, per poi passare a un’analisi delle sue trasformazioni nell’epoca globale.
The aim of this article is to tackle the nexus of politics and imagination through the concept of imaginal, understood as simply what is made of images. The main strategy consists then in tackling such a nexus through a double movement, from the concept of imaginal to that of politics and vice versa. In conclusion, I also analyse their transformations.
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