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Guido Mazzoni, Narrativa e giochi di verità [Fiction and games of truth]
La narrativa è un «gioco di verità» (Foucault): è una delle formazioni discorsive con cui la nostra cultura ha cercato di costruire immagini del mondo. Fa parte di una formazione discorsiva più ampia, la mimesis, e possiede alcune caratteristiche interne che si ripetono nei testi che siamo soliti considerare dei racconti. Il primo tentativo di definire le caratteristiche della mimesis e della narrativa, quello che troviamo nella Repubblica di Platone, è costruito attorno al confronto con un gioco di verità alternativo: la filosofia. Partendo dai testi fondamentali della poetica antica, il saggio riflette sugli a priori della narrativa e sulle ragioni per cui la nostra cultura, negli ultimi due secoli, ha attribuito così tanta importanza ai racconti.
According to Foucault, fiction is a «game of truth» (Foucault): it is a discursive formation employed by our culture to create images of the world. Fiction, in turn, is part of a wider discursive formation, known as mimesis, and it possesses some internal characteristics you may find in texts usually considered as tales. In Plato’s Republic you can see the first attempt to define the characteristics of mimesis and fiction, confronting them with an alternative game of truth, that is philosophy. Starting from the key texts of ancient poetic, this essay reflects upon the a priori of fiction, trying to understand why our culture ascribed such an high consideration to tales in the last two centuries.
Carola Barbero, Finzioni ed emozioni [Fictions and emotions]
Gli oggetti fittizi sono quegli oggetti presenti nelle opere di finzione, dalla letteratura al cinema, dal teatro ai dipinti. Questo saggio prende in considerazione, prevalentemente, gli oggetti della finzione letteraria. Tali oggetti pongono interessanti quesiti tanto sul versante ontologico quanto sul versante semantico: in primo luogo occorre fare chiarezza sulle condizioni alle quali essi possono legittimamente essere considerati degli oggetti, in secondo luogo è importante individuare il valore semantico degli enunciati designanti oggetti di tal sorta e infine è indispensabile esplicitare lo statuto ontologico di tali entità al fine di spiegare come avviene che proviamo emozioni nei loro confronti.
Fictional entities are those entities we find in fictional works, from literature to cinema, from theatre to paintings. This essay will mostly concern literary fictional entities. These entities pose interesting questions both for semantics and for ontology: first we need to clarify the conditions according to which they can legitimately be considered as objects, secondly we need to understand the semantical value of sentences referring to objects of that sort, and finally we need to emphasize the importance of those entities in order to explain how does it happen that we prove emotions towards them.
Adriano Zamperini, Attrazione o adattamento interpersonale? L’indifferenza come regola emozionale in Bret Easton Ellis [Interpersonal Attraction or Interpersonal Adaptation? Indifference as a Feeling Rule in Bret Easton Ellis]
Ogni società presenta una peculiare cultura emozionale consistente in un sistema di idee e opinioni in merito a quello che si suppone le persone sentano in varie situazioni. In qualsiasi particolare contesto d’attività, vi sono due tipi di norme: le regole del sentire, che specificano quali emozioni un individuo dovrebbe provare ed esperire in una data situazione; le regole espressive, le quali indicano quando e come si deve verificare la manifestazione delle emozioni. Attraverso l’analisi del controverso romanzo di Bret Easton Ellis, Le regole dell’attrazione, è possibile comprendere al meglio il lavoro emozionale di giovani chiamati, su un palcoscenico e di fronte ad altri attori, a una performance relazionale conforme alla regola dell’indifferenza.
All societies reveal an emotion culture consisting of a complex of ideas about people are supposed to feel in various types of situations. In any context of activity, there are two basic types of norms: one type is feeling rules, which specify the emotions that individuals should feel and experience in a situation; the second type of norm is display rules, which specify when and how the overt expression of emotions in a situation is to occur. By examining a controversial novel like Bret Easton Ellis’s The Rules of Attraction, we understand better the emotion work of young people involved in a performance on a stage in front of an audience of others in accordance with the rule of indifference.
Enrico Donaggio, L’analogia oscena. La Shoah e lo sterminio degli animali in John M. Coetzee [The obscene analogy: Shoah and animal genocide in John M. Coetzee]
Tema del saggio è il possibile raffronto tra la quotidiana messa a morte degli animali nell’industria della carne e la Shoah, lo sterminio di innocenti nei campi nazisti. A torto o a ragione, questa analogia viene ritenuta oscena. Avvalendosi della categoria di spirito del capitalismo – e del comune destino di riduzione a merce di uomini e animali – l’articolo fissa possibili punti di contatto, non certo di coincidenza integrale, fra Shoah e morte industriale nei mattatoi. Letti in questa prospettiva, alcuni romanzi di John M. Coetzee forniscono stimoli per affrontare in modo filosoficamente fecondo un argomento così scabroso.
This essay talks about a possible comparison between the daily animal killing in meat factories and the Shoah, the extermination of innocent people in Nazi concentration camps. Right or wrong, this analogy is deemed to be obscene. The article considers some possible points of contact, although not of perfect coincidence, between the Shoah and the practice of industrial death in slaughterhouses. The analysis is carried forward using the category of spirit of the capitalistic way of thinking, which reduces both animals and people to mere goods. In this perspective, reading some novels of John M. Coetzee could help to face such a indecent matter in a fruitful philosophical way.
Italo Testa, Uno sguardo di passaggio. Mimesi e desiderio nelle Horae canonicae di Wystan H. Auden [A passing glance. Mimesis and desire in Horae canonicae of Wystan H. Auden]
In Horae canonicae (1955) W. H. Auden ha messo a tema la dimensione mimetica della condizione umana. Il saggio ricostruisce in tal senso l’antropologia negativa di Auden, prendendo le mosse dall’analisi del desiderio di riconoscimento quale elemento centrale dell’identità storica. Attraverso una lettura dei motivi della folla e del doppio, e sullo sfondo del poema The Age of Anxiety (1947) e della produzione saggistica di Auden, si mostra che la «routine della lode e del biasimo» innesca meccanismi imitativi di sdoppiamento e rivalità che, se da un lato anticipano le tesi di Canetti e Girard, dall’altro rinviano a una concezione mimetico-rituale e mimetico-negativa della poesia.
In Horae canonicae (1955) W.H. Auden brings into focus the mimetic dimension of human condition. This essay reconstructs Auden's negative anthropology, starting from his analysis of the desire for recognition as a central feature of historical identity. Through an interpretation of the themes of the crowd and of the double, and on the background of the long poem The age of anxiety (1947) and of his literary essays, it will be shown that for Auden the «routine of praise and blame» ignites mechanisms of rivalry and doubling that, besides anticipating some ideas of Canetti and Girard, are connected with a ritual and negative mimetic conception of poetry.
Alessandro Bosi, Letteratura e civiltà [Literature and civilization]
L’articolo parte dalle ragioni che suggerirono a Jean-Paul Sartre di porre, dalle pagine di “Les Temps Modernes”, la domanda Che cos’è la letteratura?, e riflette su come si sia dilatato l’orizzonte di alcune sue considerazioni. La domanda sull’essenza della letteratura tocca temi fondamentali: l’idea del legame fra lo scrittore e la propria epoca; la promozione di una cultura sintetica, che consideri l’individuo e la società nel loro insieme, come una ‘totalità significante’. Riflettere sulla letteratura significa però allo stesso tempo riflettere sulla scrittura, intesa come strumento specifico e privilegiato. Ciononostante, c’è posto per una letteratura senza scrittura? Se ci risulta difficile trovarlo nel nostro contesto spazio-temporale, la domanda riceve un senso più profondo e una risposta più sfumata non appena ci rivolgiamo al passato o a un futuro possibile e non lontano.
The article starts analysing the reasons behind the question What is Literature?, posed by Jean Paul Sartre on the review “Les Temps Modernes”. Beginning from Sartre’s considerations, it reflects upon the broadening of their horizon in time. The question upon the essence of literature reaches some fundamental themes: one is the close connection between the writer and its time, the other is the promotion of a synthetic culture, that would consider individual and society as a whole, significant totality. Reflecting on literature means, at the same time, reflecting on writing, and is meant to be a specific and privileged tool. Nonetheless, is there any room for a literature without writing? Surely it’s difficult to imagine it in our spatio-temporal context, but the question gains a deeper meaning and a more faded answer, as soon as we turn to the past, or to a possible, close future.
Ágnes Heller, La bellezza della moralità [The Beauty of Morality]
Questo inedito di Ágnes Heller costituisce un approfondimento di un particolare aspetto della sua teoria della morale, la cosiddetta ‘estetica morale’ relativa all’analisi del nesso fra bontà dell’individuo e manifestazione estetica di tale bontà nell’azione e nel carattere della sua personalità. Il saggio offre, in primo luogo, una sintesi della teoria morale complessiva di Heller, presentandone alcuni temi fondamentali – la scelta esistenziale della morale, la sintesi tra formalismo e teleologismo in etica – per poi introdurre il problema dell’estetica morale, e in particolare le condizioni del giudizio etico relativo alla bontà della persona, la rilevanza morale dei sentimenti, la differenza etica fra persona bella e persona sublime.
This Heller’s essay, published here for the first time, concerns a specific part of her Theory of Morals: the moral aesthetics, i.e. the relation between individual goodness and its manifestation in the way of acting and in the character of the personality. First, the essay presents a summary of Heller’s ethics: the role of the existential choice of goodness, the link between formalism and teleologism. Then, it analyses some themes of the moral aesthetics like the conditions of ethical judgment on the whole person’s goodness, the moral aspect of feelings, the ethical difference between beautiful and sublime person.
Ralph Waldo Emerson, Montaigne, o lo scettico [Montaigne; or, the Skeptic]
Questo saggio è considerato una pietra miliare dell’opera di Emerson. Montaigne è qui inteso come rappresentante di uno scetticismo equilibrato. Montaigne, saggiando vari possibili umori e le relative posizioni filosofiche, sa muoversi in equilibrio fra le estreme tentazioni dell’umano: spiritualismo e naturalismo, idealismo e materialismo, trascendenza e immanenza, affermazione e negazione, egoismo e generosità, brama di conoscenza e consapevolezza della propria ignoranza, teoria e prassi, volontarismo e fatalismo, solitudine dell’autenticità radicale da un lato e, dall’altro, adattamento ai costumi sociali e alla forza delle illusioni. Qui tuttavia, Montaigne, lungi dall’essere oggetto di una ricostruzione filologica o storica, è soprattutto uno spunto per digressioni personali verso una filosofia di «flussi e mobilità».
This essay is considered a landmark in Emerson’s work. Montaigne, here understood as representing a balanced skepticism, tries out several possible moods and the correspondent philosophical positions. While keeping his balance, he moves among the extreme temptations of human beings: spiritualism and naturalism, idealism and materialism, transcendence and immanence, affirmation and negation, egoism and generosity, craving for knowledge and awareness of one’s ignorance, theory and practice, voluntarism and fatalism, the solitude of radical authenticity, on one hand, and on the other, adaptation to social customs and to the force of illusions. Here, however, Montaigne, far from being an object of a philological or historical reconstruction, is, above all, a cue for personal digressions toward a philosophy of «fluxions and mobility».
Charles Larmore, Uno scetticismo inquieto. Montaigne e i suoi modelli antichi [Restless skepticism. Montaigne and his ancient models]
Montaigne ha trasformato radicalmente l’idea di scetticismo tramandatagli dall’antichità. Egli ritiene infatti che la meta del pensiero non debba consistere nella quiete dello spirito, come sostenevano gli scettici antichi, bensì che ci manteniamo fedeli alla condizione umana se riconosciamo la nostra fondamentale mutevolezza e arrischiamo prospettive differenti, senza tuttavia identificarci in esse al punto da non essere disposti a rivederle o abbandonarle.
Montaigne had completely transformed the skepticism’s idea handed down to him from the past. While the ancient skeptics believed that the thought’s aim had to be the stillness of spirit, Montaigne maintained that we stick to our human condition since we truly recognize our fundamental fickleness. Following this path, it’s possible to look at the world from many different perspectives. However, one doesn't look for a point of view with which one might identify, but rather to remain open to reassessment and change. |