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Amedeo
Bocchi nacque a Parma , in Borgo del Parmigianino, il 24 agosto 1883:
terzo di sette fratelli, avrebbe dovuto aiutare, secondo i progetti della
famiglia, il padre Federico nella professione di decoratore.
Perciò nel 1895, alletà di 12 anni, fu iscritto al
Regio Istituto di Belle Arti di Parma, allora diretto da Cecrope Barili.
Furono anni di intensa formazione per il giovane artista, come testimoniano
i disegni che fanno parte, ora, del museo istituito dalla Fondazione Monte
di Parma a Palazzo Sanvitale.
Nel 1901 Bocchi conseguiva così il suo diploma con 30 trentesimi
in figura disegnata e dipinta.
Visti gli
eccezionali esiti pittorici toccati da Amedeo, Cecrope Barilli consigliava
il padre Federico a mandare il figlio a Roma per frequentare la Scuola
del Nudo. Così, nel 1902, Amedeo Bocchi partiva alla volta della
capitale (con 5 lire in tasca, dirà
poi alla cognata Rina) dove seguiva per tre anni i corsi alle scuole di
Via Ripetta.
Al centro degli interessi di Bocchi si pose subito la pittura sociale,
come testimoniano, negli anni
1905-1906, due dipinti di forte impegno: Il Battesimo e La Rivolta
(nei quali compaiono i volti delle sorelle Merope e
Anita).
Nel 1906 Amedeo sposava Rita (sua compagna di studi allIstituto
di Belle Arti di Parma); lanno successivo prese vita un altro quadro
importante nel filone della pittura sociale: Il Cassoniere.
Nel 1908
nasceva Bianca, la prima e unica figlia dellartista, ma lanno
dopo moriva la moglie Rita, per cui la vita di Bocchi si colorava di dramma.
Il pittore
aveva preso casa a Roma, nel rione Macao, dove laveva raggiunto
lamico Renato Brozzi, venuto nella capitale per frequentare la Scuola
della Medaglia istituita presso la Zecca.
Il
1910 era lanno del successo in quanto Bocchi veniva ammesso, per
la prima volta, con due dipinti, alla Biennale di Venezia.
Proprio in quellanno, mentre la capitale si stava preparando ai
grandi eventi celebrativi del cinquantenario dellUnità dItalia,
Bocchi si trasferiva a Padova, al seguito di Achille
Casanova, impegnato a decorare linterno della Basilica del Santo;
un volontario apprendistato per specializzarsi nella tecnica dellaffresco.
Le esperienze
acquisite consentivano al pittore di cominciare ad affrontare opere di
complesso impegno decorativo. Così si trovò a collaborare
con il gruppo degli artisti parmensi (Latino
Barilli, Daniele de Strobel, Renato Brozzi) nella ricostruzione della
Sala doro del Castello di Torrechiara (Parma), proposta alla Mostra
Etnografica tenutasi a Roma nel 1911.
In quellanno,
nellEsposizione Internazionale di Valle Giulia, erano esposte le
splendenti opere di Gustav Klimt e Bocchi, che certamente aveva potuto
ammirare larte del maestro austriaco alla Biennale veneziana dellanno
precedente, fu attratto dalle seducenti eleganze della Secessione Viennese.
Il 1911 fu anche lanno del primo soggiorno a Terracina. Bocchi vi
tornerà nel 1914, dividendo con Brozzi la felicità del lavoro
a contatto con una straordinaria realtà, naturale ed umana.
Pur non
aderendo ufficialmente al manifesto della Secessione Romana, Bocchi guardò
con viva emozione alla prima mostra organizzata dal gruppo degli artisti
promotori: era il 1913 ed era presente Matisse con un quadro diventato
poi famoso, Pesci Rossi.
Lartista era ormai maturo per il grande incarico e lo
ricevette della Cassa di Risparmio di Parma con la commissione di decorare
la Sala Consiliare della sede centrale.
Amedeo Bocchi, che allora viveva fra Parma e Roma, si mise al lavoro con
il rigore che gli proveniva dalle conoscenze acquisite nel campo dellaffresco:
fra il 1913 e il 1915 eseguì tutta una serie di bozzetti e di prove
su muro prima di iniziare la composizione vera e propria, dedicata al
tema del risparmio.
Nel 1916
Bocchi portava a termine la decorazione riscuotendo i caldi consensi della
critica militante.
Nel frattempo, nel 1915, cera stata la svolta cruciale nella vita
di Bocchi: in quellanno ottenne il privilegio di abitare, a Roma,
in una delle case-studio messe a disposizione degli artisti da un ricco
alsaziano di lingua francese, Alfred Strohl, allinterno del parco
che
da lui aveva preso il nome: Villa Strohl-Fern.
In quello
splendido ambiente Amedeo Bocchi trascorrerà il resto della sua
vita. Nel 1919 Amedeo Bocchi sposava, in seconde nozze, Niccolina, la
sua giovane modella originaria come voleva la tradizione, di Anticoli
Corrado.
Seguirono anni
di felicità e di crescente successo: ancora la Biennale, il Ritratto
di Bianca premiato con il massimo riconoscimento alla mostra di Monza,
la nomina ad Accademico di San Luca.
Altre tragedie famigliari colpivano però lartista: la morte
prematura della seconda moglie, Niccolina (nel 1923), e, nel 1934, la
dolorosa scomparsa, a soli 26 anni, delladorata figlia
Bianca.
Gli anni
che seguirono furono dedicati al ricordo: nel ciclo Viaggio di un
anima, negli incontri con la realtà di natura, con le uscite sulla
scena di un mondo, quello del dopoguerra, che proponeva nuovi costumi
e nuovi modelli di vita.
E Amedeo Bocchi continuò a dipingere, anche negli anni della maturità,
con inesausta passione: fino alla morte che lo colse, nella sua casa-studio
di Villa Strohl-Fern, il 16 dicembre del 1976. Sul cavalletto cera
un quadro incompiuto: Il Giardiniere.
Era lestrema testimonianza di una vita tutta dedicata alla
famiglia e alla pittura.
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